Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna: la recensione della commedia sull’allunaggio
Una commedia divertente e frizzante, ambientata negli anni ’60, dove la “storia dei personaggi” si inserisce all’interno della Storia dell’allunaggio NASA dell’Apollo 11. È “Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna”, il film che esce al cinema l’11 luglio con Scarlett Johansson e Channing Tatum come protagonisti.
La trama di Fly me to the moon
Scarlett Johansson è Kelly Jones, una brillante quanto cinica ragazza prodigio del marketing, con un passato fatto di bugie e truffe, che viene notata e assunta dalla NASA per rilanciare l’immagine pubblica dell’ente spaziale che si prepara a realizzare la missione dell’allunaggio. Non un’impresa facilissima: in piena guerra fredda e con la guerra del Vietnam che catalizza l’attenzione degli statunitensi, la NASA sconta infatti ancora il disastro dell’Apollo 1, la missione che non volò mai a causa di un incendio in cabina durante un’esercitazione che uccise i tre membri dell’equipaggio. Insomma, il sostegno pubblico e politico alla missione è ai minimi termini e Kelly deve letteralmente “vendere la luna”. Per farlo, si troverà a scontrarsi e collaborare con Cole Davis (Channing Tatum), il direttore del programma di lancio, che ha ovviamente come unico pensiero quello di salvaguardare i suoi astronauti e non ripetere gli errori del passato.
Un pezzo alla volta, il team dell’Apollo 11 – Neil Armstrong compreso – comincia a collaborare sotto tutti i fronti, con un obiettivo comune: andare sulla Luna (e tornare sulla Terra). La missione raggiunge una fama tale che il rischio di fallimento deve essere azzerato. Così, Kelly Jones viene incaricata dalla Casa Bianca di inscenare anche un finto sbarco sulla Luna, apparentemente come piano di riserva: una richiesta che metterà a dura prova il suo rapporto con il direttore Davis.

La recensione di Fly me to the moon
Diretto da Greg Berlanti, il mix di storie e Storia di Fly me to the moon funziona: prende la teoria del complotto lunare – secondo la quale le immagini degli allunaggi sarebbero riprese fatte in uno studio cinematografico – e la ribalta. Una Storia che tutti conosciamo e che, invece, lascia lo spettatore con il fiato sospeso. Diverte vedere il racconto del lavoro di marketing e pubbliche relazioni che si nascondeva – e si nasconde – anche dietro grandi istituzioni come la NASA.
Più banale invece l’evoluzione dell’incontro-scontro tra Kelly Jones e Cole Davis, che ricorda le dinamiche dei teen drama ambientati nei licei americani, tra verità, bugie e litigi. Ma l’alchimia tra i due protagonisti c’è e funziona, e questo rende godibile un film che dura oltre 2 ore e 11 minuti (qualcosa di tagliatile c’è, a dirla tutta). Nel cast anche Woody Harrelson, che interpreta Moe Burkus, rappresentante della Casa Bianca: si trova a fare le veci dell’“antagonista” della situazione, ma il risultato è a tratti eccessivamente macchiettistico, talvolta al limite del fastidioso.
In ogni caso, il film è un’ottima scusa per andare al cinema questa estate e per continuare a sognare ad occhi aperti al chiaro di luna. Inoltre, ci dà un’importante conferma: Hollywood ama i gatti.

