Oceania 2, la recensione del film che ci porta (di nuovo) oltre il reef
Abbiamo l’opportunità di scegliere ogni giorno – attraverso le nostre azioni – chi siamo e chi vogliamo essere.
Con questo messaggio a fare da perno a tutto il film, dal 27 novembre torna al cinema la “principessa” Vaiana con il nuovo lungometraggio firmato Walt Disney Animation Studios, “Oceania 2”. Sono passati tre anni dalla storia narrata nel primo capitolo (uscito in realtà 8 anni fa, nel 2016) e ritroviamo i personaggi più o meno dove li abbiamo lasciati: Vaiana Waialiki, figlia ed erede del capo della piccola isola polinesiana di Motunui, è ormai una navigatrice esperta e si prepara a diventare una leader per il suo popolo. È anche sorella maggiore, pronta a far conoscere alla piccola Simea la bellezza e la potenza dell’oceano.
Se quindi nel primo film il desiderio più grande di Vaiana era scoprire cosa ci fosse oltre il reef, adesso la ragazza sembra aver trovato finalmente il suo posto sull’isola. Eppure, il richiamo delle leggende e degli antenati torna a farsi presente e, insieme a uno sgangherato equipaggio, Vaiana è costretta a prendere il largo per salvare il suo popolo dalla maledizione del dio delle tempeste, Nalo, e riunire tutte le comunità del Pacifico.
Facciamo così la conoscenza di Kele, l’anziano contadino, Moni, cantastorie e studioso, e Loto, inventrice e costruttrice. Ritroviamo le testine di cocco, i Kakamora, ma questa volta sotto una nuova veste, il maialino Pua e il gallo Hei-Hei che strapperanno più di una risata, e naturalmente Maui, il semidio del vento e del mare, con cui Vaiana rinsalda il rapporto. Il ruolo dell’apparente antagonista è assegnato alla misteriosa Matangi, una semidea circondata da pipistrelli, doppiata (nei dialoghi e soprattutto nel canto) da Giorgia.

Vaiana diventa adulta
Il viaggio di Vaiana è un percorso senza fine: la giovane deve ancora scoprire molto su sé stessa e, soprattutto, sul futuro del suo popolo. Questa volta, la partenza si rivela particolarmente ardua: lasciare la famiglia e, in special modo, la sorella minore, senza la certezza di poterla rivedere, rappresenta un fardello immenso per Vaiana. Effettivamente, il primo e il secondo capitolo delineano con precisione le tappe della vita di ogni individuo: l’adolescenza è segnata dalla ribellione e dal desiderio di distaccarsi dalla famiglia, ma con il tempo si matura la consapevolezza dell’importanza e del profondo legame che unisce alla propria famiglia e alla comunità.

“Il personaggio della sorellina di Vaiana si ispira direttamente alla mia vita personale”, ha spiegato il regista David G. Derrick Jr. alla conferenza stampa. “Il suo nome, Simea, è proprio quello della mia figlia maggiore, che ora ha 21 anni, mentre il più piccolo ne ha 7. Abbiamo cominciato a lavorare a questo film durante la pandemia, quando l’intera famiglia era a casa: questo mi ha permesso di osservare da vicino come, nonostante la grande differenza di età, fossero particolarmente uniti. Il momento in cui si sono salutati, con lei che partiva per l’università, mi ha fatto riflettere su come i figli crescono e su come, talvolta, le azioni fatte per gli altri possano definire chi siamo”. In fondo, come suggerisce il regista, il superpotere di Vaiana è l’empatia, la sua capacità di mettersi al servizio degli altri.
Da serie a film: il viaggio di Oceania 2
“Oceania 2” inizialmente era concepita come una serie televisiva. Tuttavia, durante il processo creativo, si è optato per un film per poter rendere giustizia alla storia con un impatto visivo e narrativo più forte, ha spiegato il regista. Nonostante ciò, la presentazione dei nuovi personaggi, in particolare la semidea Matangi, appare un po’ superficiale, il che lascia spazio a possibili future esplorazioni nel mondo di “Oceania”.

Ma perchè, quindi, vederlo al cinema? Perché, sinceramente, l’enorme lavoro fatto a livello visivo, con le meravigliose immagini del mare e delle isole polinesiane che “Oceania 2” ci regala, vale il prezzo del biglietto, così come il richiamo delle storie e delle tradizioni polinesiane, sostenute dalla colonna sonora composta da Abigail Barlow, Emily Bear, Opetaia Foa’i e Mark Mancina. Un pizzico di originalità in più nelle trama e in generale nella struttura di tutto il film non avrebbe certamente guastato, ma senza dubbio si apre la strada a un franchise che tra serie e (forse) terzo capitolo potrebbe portarci a visitare la Polinesia in lungo e in largo.
