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Il Diavolo Veste Prada 2: un sequel tra moda, potere e rivincite

Sono passati vent’anni dall’uscita del primo capitolo de Il Diavolo Veste Prada, un film diventato di culto per il suo racconto spietato e irresistibile del mondo della moda. Un sequel non era immaginabile senza due elementi imprescindibili: la reunion del cast originale e un aggiornamento dello sguardo su un universo patinato, che oggi vede gli influencer sedere in prima fila alle sfilate e che deve fare i conti con second-hand e fast fashion. 

Ed è proprio da qui che prende le mosse Il Diavolo Veste Prada 2, diretto ancora una volta dal regista americano David Frankel, che riporta sullo schermo Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci nei loro ruoli iconici, affiancati da new entry come Kenneth Branagh, Justin Theroux, Simone Ashley e Lucy Liu. 

Il film, nelle sale dal 29 aprile, è scritto da Aline Brosh McKenna e distribuito da 20th Century Studios. 

Il ritorno a Runaway: crisi editoriale e nuovi equilibri

Dai primi anni 2000, il mondo è cambiato: il mercato dell’editoria è in crisi, stretto tra acquisizioni e un pubblico sempre più abituato a “scrollare” anziché a leggere. Andy Sachs (Anne Hathaway) è ormai una giornalista affermata, ma si ritrova all’improvviso senza lavoro, mentre  i tempi d’oro di Runaway sembrano ormai lontani.

Miranda Priestly (Meryl Streep) è costretta, simbolicamente e non solo, ad appendersi il cappotto da sola: la sua celebre alzata di sopracciglia continua a terrorizzare i suoi sottoposti, ma non ha più l’efficacia di un tempo: nell’era dei new media, non è facile trovare rimpiazzi adeguati per chi è costretto a pagare il prezzo dei suoi capricci. La direttrice più temuta di New York oggi muove passi incerti, tra i consigli misurati del fedele Nigel (Stanley Tucci) e i rimproveri garbati, ma diretti, della sua nuova assistente Amari (Simone Ashley), il suo “ponte” con le nuove generazioni, di cui cerca di decifrare gusti e linguaggi.

Sarà un errore in una partnership a spingere Runaway sull’orlo del collasso. Tra riunioni con le Risorse Umane e la disperata ricerca di investitori, Miranda dovrà affrontare una crisi senza precedenti che, con una telefonata misteriosa, riporterà Andy al centro della scena: starà a lei tentare di risollevare la rivista nel ruolo di Feature Editor. Peccato che, al momento di rivederla, Miranda non ricorderà nemmeno chi sia. Ricostruire la credibilità del magazine sarà tutt’altro che semplice: Miranda ed Andy dovranno lavorare fianco a fianco, imparando a gestire le reciproche differenze e chiedendo persino l’aiuto di Emily Charlton (Emily Blunt), ex assistente di Miranda, diventata una figura di spicco in una prestigiosa maison.

Meryl Streep as Miranda Priestly in 20th Century Studios’ THE DEVIL WEARS PRADA 2. Photo by Macall Polay. © 2026 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Una commedia brillante: moda e passerelle ai tempi dei social 

Regia e montaggio sono all’altezza dell’originale e David Frankel porta a Il Diavolo Veste Prada 2 una sensibilità contemporanea: la sua è una commedia che riesce a intercettare le trasformazioni della moda e del giornalismo ai tempi dei social. Il cast è eccezionale e visibilmente affiatato e, ad arricchire il film, ci sono tanti cameo: da Lady Gaga – che firma anche parte della colonna sonora – a Donatella Versace, passando per Heidi Klum, Ashley Graham e altri volti noti. 

l Diavolo Veste Prada 2 è un ritorno riuscito: leggero, ma non superficiale, che restituisce uno sguardo ironico e consapevole delle nuove dinamiche del potere e della comunicazione. Questo secondo capitolo offre ai fan storici e agli appassionati di moda esattamente ciò che desideravano: glamour, abiti iconici, battute taglienti e una strizzata d’occhio alla GenZ.

Lucia Gerbino

Giornalista specializzata in Musica, Cinema e Serie TV

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