La recensione di The Beekeeper: Jason Statham apicoltore e vendicatore, nel nuovo film di David Ayer
Il grande successo dei film d’azione a volte è giustificato, altre meno. Quando è ben confezionato, solitamente, non c’è dietro solo un grande lavoro di regia o di effetti speciali, ma anche una buona storia e un interprete convincente, così bravo a calarsi nei panni del protagonista da diventare immediatamente il beniamino del pubblico.
È così per Tom Cruise, è stato così per Bruce Willis. Jason Statham ha avuto un percorso più discontinuo: portato al successo dai film di Guy Ritchie (Lock & Stock, Snatch) Statham è stato meno fortunato con le sceneggiature, ma è riuscito comunque a guadagnarsi un posto speciale nel cuore del pubblico, grazie ai suoi ruoli di giustiziere o mercenario, in film come Redemption, i quattro capitoli degli Expandables a il recente (e piacevole) Wrath of Man.
Nonostante il suo nutrito esercito di ammiratori, non tutti amano lui e questo tipo di cinema, ma siamo pronti a scommettere che The Beekeeper (L’apicoltore), il nuovo film di David Ayer che lo vede protagonista, gli farà guadagnare fan nei gruppi di spettatori più impensati.
Già. Perché il regista americano di Fast & Furious e Suicide Squad, questa volta tocca un tasto davvero delicato: le frodi informatiche agli anziani.The Beekeeper esce nelle sale italiane l’11 gennaio, distribuito da 01 Distribution. Nel cast, insieme a Jason Statham, anche: Jeremy Irons, Minnie Driver, Phylicia Rashad, Josh Hutcherson ed Emmy Raver-Lampman.

An Amazon MGM Studios film
Photo Credit: Daniel Smith
© 2024 Metro-Goldwyn-Mayer Pictures Inc. All Rights Reserved.
La trama di The Beekeeper
Il protagonista di The Beekeeper è Adam Clay, un uomo imponente, ma schivo, che si prende cura delle api e aiuta una signora di nome Eloise, che gli ha affittato un fienile. Il loro è un rapporto fatto di cortesie, ma i due si vogliono bene come una madre e un figlio, tanto che una sera Eloise lo invita a cena. Poche ore prima, connessa ad internet dal suo computer per sbrigare delle pratiche, la donna è vittima di phishing e i suoi conti bancari vengono prosciugati da una sedicente società informatica.
Adam troverà Eloise morta suicida e verrà inizialmente accusato di omicidio da parte della figlia di Eloise, Verona, un’agente dell’FBI. Una volta scagionato, l’uomo avrà solo un obiettivo: vendicarsi delle morte di Eloise ed esigere giustizia per tutte le altre anziane vittime di frodi informatiche. Come? Dietro l’apicoltore si nasconde in realtà un’organizzazione segreta, i Beekeepers, composta da persone con formazione militare, addestrate a mimetizzarsi e uccidere. Società dopo società, Adam eliminerà ogni ostacolo che gli si parerà davanti, fino a risalire i “piani alti” della gerarchia. In questo modo, però, la sua vendetta personale attirerà l’attenzione di nemici sempre più potenti e pericolosi.
Jason Statham è il vendicatore degli anziani truffati
La figura del giustiziere-vendicatore piace in generale, ma se il vendicatore in questione è sul grande schermo per esigere giustizia per un’adorabile signora over 60, e proteggere i risparmi di tutti gli altri anziani truffati e truffabili, è davvero impossibile non amarlo. Il ruolo di Adam Clay calza a Statham come un abito: la sua è una battaglia personale, ma anche generazionale, come dice il suo personaggio durante una scena: “Se fanno male a un bambino, ci sono i genitori. Ma se succede a un anziano, chi c’è per lui?”. La rabbia dell’attore inglese c’è tutta e anche quella dell’apicoltore che protegge il suo “alveare”, perché vendicando la madre di Verona e protegge in qualche modo anche la figlia.
Un film d’azione con ingredienti diversi
The Beekeeper è piacevole da guardare perché è una miscela di ingredienti diversi: è una premessa affettiva a guidare la vendetta di Adam Clay, che poi si trasforma in una missione più ambiziosa, ma ci sono anche gli elementi più classici dei film d’azione: sparatorie, scontri e infiltrazioni militari. Sono interessanti anche i cambi di ambientazione: la campagna, i “covi psichedelici” delle piccole società informatiche, fino ad arrivare ai palazzi del potere. La regia non è né lenta, né frenetica: segue il ritmo della narrazione e tiene alta l’attenzione dello spettatore. In 1 ora e 40 David Ayer racconta una storia perfettamente compiuta: appassionante, divertente e allo stesso tempo drammatica, in cui quasi da subito ci si ritrova a fare il tifo per il protagonista, in barba alla legge.

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Photo Credit: Courtesy of Amazon MGM Studios
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