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Il nuovo Resident Evil è un’avventura horror: la recensione del film di Zach Cregger

Dopo aver rilanciato il genere horror con Barbarian e Weapons, il regista Zach Cregger si confronta con una delle saghe più redditizie del cinema e dei videogiochi: Resident Evil. Il suo film è un reboot che prova dare una nuova identità cinematografica al survival horror di Capcom, allontanandosi dai precedenti capitoli del franchise.

Arrivato nelle sale italiane il 17 settembre, con la distribuzione di Eagle Pictures, il film parte da una situazione familiare ai fan della saga, per trasformarla rapidamente in qualcosa di diverso. Dopo aver visto i primi 20 minuti di footage in anteprima, possiamo finalmente capire dove volesse portarci il regista americano.

La consegna

Il protagonista è Bryan, un corriere addetto al trasporto sanitario che accetta una consegna notturna extra al Raccoon City Hospital, struttura situata in montagna. La sua auto non è attrezzata per il clima rigido e, durante uno scivoloso tragitto attraverso i boschi, il giovane investe una donna, che scompare rapidamente tra gli alberi. Riesce a trovarla, ma da subito nota in lei un comportamento bizzarro. Fermato da un poliziotto, che contesta l’assenza di catene da neve sull’auto, Bryan gli racconta l’accaduto e i due decidono di accompagnarla a Raccoon City per farla medicare. Durante il viaggio, però, la donna gradisce il poliziotto, facendogli perdere il controllo dell’auto. Bryan, fermatosi con la sua macchina per prestare soccorso a entrambi, viene a sua volta aggredito: è a questo punto che si inizia a capire che qualcosa non quadra.

Da quel momento, quello che doveva essere un semplice incarico si trasforma in una corsa per la sopravvivenza. Bryan dovrà raggiungere il Raccoon City Hospital, dove un gruppo di medici e scienziati sta cercando una cura per un contagio destinato a trasformarsi in un’epidemia.

Dimenticate i vecchi zombie

Dimenticate tutto quello che avete sempre pensato e saputo sugli zombie. Alle creature di Cregger non basta essere decapitate o bruciate: difficilmente muoiono, almeno nel senso classico della parola. Non solo perché sono già morte, ma perché sono capaci di rigenerarsi, spesso trasformandosi in mostruosi agglomerati multiarti, in grado di raggiungere rapidamente le proprie prede. Ed è proprio la rigenerazione a rendere alcune delle sequenze più raccapriccianti del film: è gore, viscida, quasi disgustosa. I mostri di Resident Evil hanno molto più in comune con certe creature di Stranger Things che con i non-morti a cui il cinema ci ha abituati.

Resident Evil diventa unavventura horror

Nonostante sia un film horror, Cregger struttura Resident Evil come un’avventura da seguire, prendendo le distanze dagli altri film del franchise e recuperando almeno in parte lo spirito dei videogiochi, per mescolarlo con elementi della commedia dark. È facile identificarsi in Bryan perché, a differenza dei protagonisti della trama originale del gioco, non è un poliziotto, un ex militare o un esperto di contagi: è soltanto il corriere di un pacco di cui non conosce il contenuto. Accetta una consegna extra per guadagnare qualche dollaro in più, ignaro di dove stia andando e, soprattutto, di cosa lo aspetti.

Il suo viaggio verso Raccoon City diventa presto un incubo senza fine: una sequela di insulti rivolti a se stesso e alle avversità, mentre Bryan raccoglie lungo il tragitto armi di fortuna e impara a utilizzarle alla meglio. Quel poco che sa sul loro funzionamento, del resto, lo ha imparato proprio dai videogiochi. E quasi sempre riesce a cavarsela per puro caso.

Il film si concede anche alcuni momenti di riflessione. Bryan si lascia andare alle lacrime pensando alla fidanzata, incinta, alla quale poco prima della “missione” aveva confessato di non sentirsi pronto a fare il padre. Vedere la propria vita minacciata lo costringe a riflettere sul valore di quella possibilità, alla quale stava per rinunciare. Quando finalmente raggiunge l’ospedale, Bryan deve arrivare fino all’ultimo piano dell’edificio, dove un team di medici e scienziati aspetta la sua preziosa consegna, per cercare una cura contro quella che sta per trasformarsi in un’epidemia. Raggiungerli, però, non sarà affatto semplice.

E il finale non è né conclusivo, né propriamente aperto: è semplicemente spiazzante. Un film da vedere, se non altro perché Zach Cregger è uno di quei cineasti che stanno riscrivendo le regole del genere horror.

 

Lucia Gerbino

Giornalista specializzata in Musica, Cinema e Serie TV

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