Oasis: Don’t Look Back in Anger, la recensione del film sulla reunion
Per molti anni, nella mitologia degli Oasis, è circolata una battuta che sembrava più realistica di qualsiasi ipotesi di reunion: Liam e Noel sarebbero tornati insieme soltanto se fosse risorto John Lennon. Eppure i fratelli Gallagher sono tornati sullo stesso palco, nonostante Lennon non sia più tra noi. A quindici anni dallo scioglimento, la band è tornata a suonare insieme nel 2025 e Oasis: Don’t Look Back in Anger racconta proprio la storia di questo ritorno: non soltanto quella di una delle reunion musicali più attese degli ultimi anni, ma soprattutto quella di due fratelli che hanno dovuto fare i conti con un passato che sembrava impossibile da superare. Il film, scritto da Steven Knight e diretto da Will Lovelace e Dylan Southern, è arrivato in Italia il 10 settembre, distribuito da The Walt Disney Company, dopo il debutto trionfale al Festival del Cinema di Venezia.
La reunion che sembrava impossibile
Per capire cosa significhi davvero il ritorno degli Oasis bisogna tornare alla Manchester degli anni Novanta, quando Liam e Noel Gallagher contribuirono a trasformare una band della working class britannica in uno dei simboli del Britpop. Whatever, Wonderwall, Champagne Supernova, Don’t Look Back in Anger sono sì gli inni di una generazione, ma anche il risultato di un equilibrio, che è sempre stato precario, tra due personalità inconciliabili: Liam, frontman carismatico e imprevedibile, sembrava incarnare gli eccessi del rock; Noel, autore e chitarrista, era la mente più razionale dietro molti dei successi della band. In qualche modo, i due riuscivano a stare insieme sul palco, ma facevano fatica a sopportarsi lontano da esso. Era l’agosto del 2009 quando, a pochi giorni dalla fine di un tour, Noel annunciò di aver lasciato gli Oasis. «Non riuscirei a lavorare con Liam un giorno di più», disse allora. Da quel momento, strade separate e carriere soliste: Liam con i Beady Eye, Noel con i suoi High Flying Birds, mentre l’ipotesi di una reunion sembrava diventare sempre più improbabile di anno, in anno. Fino al 2024 quando, tra l’incredulità generale, l’annuncio del ritorno degli Oasis ha spazzato via quindici anni di attesa. Nel 2025 è arrivato il tour Oasis Live ’25, con il primo concerto insieme dopo sedici anni, e ora il film porta sullo schermo tutto ciò che è successo prima, durante e dopo quel ritorno. Don’t Look Back in Anger non si limita però a documentare il trionfo di una band: prova a capire cosa sia stato necessario affinché Liam e Noel potessero tornare a condividere un palco.
Due fratelli, 15 anni dopo
Sin dalle prime immagini, è evidente che tornare insieme non è stato un miracolo improvviso. Al contrario, il film mostra quanto sia stato difficile arrivarci. Le prime immagini portano rapidamente alle prove per il debutto di Cardiff, il 4 luglio dello scorso anno, e mentre Noel suona con la band – insieme a lui c’è anche Paul “Bonehead” Arthurs, storico collaboratore degli Oasis – resta nell’aria la domanda su cosa accadrà quando i due fratelli si troveranno nella stessa stanza. L’arrivo di Liam, non è teatrale come ai tempi d’oro, ma una sorta di menefreghismo nel suo atteggiamento, è evidente. In realtà, il primo incontro è quasi professionale, ma la tensione non scompare: Liam non si presenta alle prove del giorno precedente al concerto e il film lascia emergere tutta la fragilità di un rapporto ancora da ricucire. Nel corso del film emergono due elementi degni di nota: per prima cosa, Noel ammette di essere quasi «nato senza» la capacità di perdonare (e a questo punto viene da pensare che la sola scrittura di Don’t Look Back In Anger sia stata per lui un modo per scavarsi dentro). Secondo, il percorso di riconciliazione è passato attraverso l’accettazione della ingombrante personalità di Liam: «Non dobbiamo aspettare che sia lui a venire da noi, ma dobbiamo andare noi da lui», si sente dire a un certo punto.
Anche il ricordo della fine del 2009 resta bruciante: «Il modo in cui è finita…è inaccettabile», osserva Liam. Eppure, quando arriva il momento di salire sul palco del Millennium Stadium, qualcosa cambia. Davanti a oltre 60mila persone, la distanza accumulata in quindici anni sembra per un momento dissolversi nella musica. Il pubblico canta, i fratelli suonano e gli Oasis ritrovano una dimensione che per anni era esistita soltanto nei ricordi. Ma la riappacificazione, però, non si esaurisce nel concerto. Nel corso del tour anche le rispettive famiglie tornano a incontrarsi: i figli dei Gallagher, che per anni non avevano avuto modo di conoscersi, diventano amici e iniziano a frequentarsi. Un dettaglio semplice, ma che restituisce alla storia una grandezza che va oltre la band. Per poter ricominciare, Liam e Noel devono accettare di essere ancora una volta se stessi, con i propri difetti, le proprie differenze e tutto ciò che li ha tenuti separati.
Dopo il rancore, la musica
Nelle immagini dei concerti e soprattutto nei volti di chi li attraversa, Don’t Look Back in Anger veicola la sua parte più emozionante: il film non si limita a seguire gli Oasis da una città all’altra, ma segue anche le persone che si mettono in viaggio per loro, fan che arrivano da paesi diversi, con familiari, amici, generazioni che si ritrovano ai concerti per condividere la stessa musica. Gli ex ragazzi degli anni ’90 sono oggi genitori di figli che hanno scoperto gli Oasis attraverso le canzoni ascoltate in casa. Ed è proprio questo passaggio del “testimone generazionale”, a trasformare il tour in qualcosa che va oltre un banale ritorno sulle scene: Liam e Noel sono partiti dal basso e arrivati sul tetto del mondo e sono per molti il punto d’incontro di esperienze personali diversissime, unite dalla stessa colonna sonora.
Nelle immagini, i concerti degli Oasis sono un’esperienza fisica: le migliaia di persone che cantano all’unisono, ascoltano le canzoni di Noel, che tornano a vivere davanti a loro, attraverso la voce di Liam che incarna. Ci sono l’entusiasmo e le lacrime di un pubblico che non le aveva mai dimenticate. E quando Noel canta Don’t Look Back in Anger, il titolo del film smette di essere soltanto quello di una canzone e si trasforma nella chiave di lettura di questa storia: non si cancellano quindici anni di rancori, ma si può imparare a guardare il passato, senza lasciare che distrugga il presente.
La reunion degli Oasis è prima di tutto un evento musicale, ma il film racconta soprattutto il modo in cui la musica può diventare memoria collettiva, attraversando il tempo e diventando un mezzo di riconciliazione. Per chi ha vissuto la stagione d’oro del Britpop sarà difficile non provare una certa nostalgia; chi li ha scoperti dopo, invece, avrà occasione di capire perché quelle canzoni siano sopravvissute anche a 15 anni di rancori. Finito il film si esce dal cinema con la sensazione di aver assistito non solo a una reunion che sembra quasi impossibile, ma con la sensazione che le migliaia di persone che applaudono Liam e Noel, abbiano condiviso la stessa storia.
