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Da Schwarzenegger a Glenn Powell: Edgar Wright reinventa la caccia di The Running Man

Era il 1970 quando Stephen King, con lo pseudonimo di Richard Bachman, iniziava a scrivere L’uomo in fuga, un romanzo di fantascienza, che pubblicherà solo 14 anni dopo. King aveva immaginato un’America distopica proprio nell’anno 2025, in cui la mente e le funzioni umane sono dominate da una TV tridimensionale, che trasmette giochi a premi terrificanti. Tra questi, The Running Man, al quale partecipano i cittadini in difficoltà economiche per vincere un cospicuo compenso.

Da questo libro era già stato tratto un film del 1987 con Arnold Schwarzenegger,  L’implacabile, di Paul Michael Glaser: non fedelissimo al romanzo, ma diventato un cult degli action /sci-fi. 

Non stupisce quindi che il regista britannico, Edgar Wright, abbia deciso di rimettere le mani sul libro e realizzare una sua versione di The Running Man proprio quest’anno.

Il film, con protagonista Glenn Powell (Top Gun: Maverick, Tutti Tranne Te), arriva nelle sale dal 13 novembre, distribuito da Paramount con Eagle Pictures. 

Il nuovo The Running Man è ambientato in una città della nuova America, quella in cui i cittadini sono costantemente controllati da una corporazione senza volto, sfruttati per svolgere lavori umili e sottopagati, costretti a chinare la testa per tentare invano di avere una vita dignitosa.

Ben Richards (Glenn Powell) è uno di loro: sua moglie Sheila (Jayme Lawson) è una cameriera, che tutte le notti cerca di sfuggire alle avance dei clienti, la loro figlioletta rischia di aggravarsi per una banale influenza, perché non hanno soldi sufficienti per i farmaci.

Nella nuova realtà, in cui Ben vive, i ghetti costituiscono il tre quarti del territorio e, l’unico modo per avere risorse necessarie per trasferirsi nel solo quartiere benestante della città è partecipare a un agghiacciante gioco televisivo intitolato The Running Man, in cui previa selezione, quattro disperati devono sfuggire per 30 giorni ai “Cacciatori”, un gruppo di sicari senza scrupoli: chi sopravvive, vince 1 milione di dollari. 

Dopo aver perso il lavoro, Ben si iscrive alle selezioni facendosi notare dal produttore Dan Killian (Josh Brolin), che lo sceglie insieme ad altri tre concorrenti per partecipare al gioco: Ben ha a disposizione un iniziale vantaggio temporale e travestimenti, ma qualunque cittadino può denunciarlo alle autorità facendogli saltare la copertura, ovviamente per denaro.

Inizia così la caccia all’uomo e la corsa contro il tempo di Ben per garantire un futuro migliore alla sua famiglia. La sua impresa, però, avrà risvolti imprevedibili, a cominciare da un risveglio che porterà a una presa di coscienza collettiva.

Josh Brolin stars in Paramount Pictures’ “THE RUNNING MAN.”

Il film di Edgar Wright è pop sotto diversi punti di vista: Glenn Powell è l’attore del momento che piace un po’ a tutti, la sceneggiatura, scritta a quattro mani con Michael Becall è perfetta per un action movie e non manca la giusta dose di adrenalina al livello visivo, sia negli inseguimenti, sia nelle scene corpo a corpo più violente. 

Le citazioni e ispirazioni pervadono il film: dall’omaggio a Arnold Schwarzenegger, il cui volto è stampato su delle banconote, alle TV onnipresenti nelle case dei cittadini, che strizzano l’occhio a 1984 di George Orwell, che però erano già presenti nel libro di King. Ma sia nella versione letteraria che in quella cinematografiche c’è un maggiore ottimismo: i cittadini possono spegnerle. The Running Man miscela bene elementi familiari allo spettatore: dal reality britannico Hunted (di cui esiste una versione anche in Italia) a uno dei casi Netflix più recenti, la serie Squid Game.

Il film non è un capolavoro, ma è piacevole da guardare e molto attuale:  anche se l’America di Donald Trump non è ancora arrivata a sistemi di controllo tanto spudorati, ci è sicuramente molto vicina. Josh Brolin, che interpreta Dan Killian, è il classico imbonitore, che usa la calma per raggiungere i sui scopi, ma pronto a esplodere non appena uno dei suoi piani prende direzioni impreviste. È facile riconoscere personaggi come lui in molti politici della società contemporanea, così com’è facile riconoscere la crisi esistenziale degli esseri umani, sempre più condizionati e divisi tra apparenza e sostanza, in bilico tra sprezzo del pericolo e un costante stato di necessità.

Lucia Gerbino

Giornalista specializzata in Musica, Cinema e Serie TV

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