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Mission: Impossible The Final Reckoning – La nostra recensione

Era il 1996 quando Brian De Palma diresse il primo Mission: Impossibile: che il film avesse del potenziale, grazie alla regia e a un protagonista amatissimo come Tom Cruise, lo si era capito. Ma forse nessuno avrebbe scommesso che le missioni dell’agente dell’IMF, Ethan Hunt, sarebbero durate quasi 30 anni.

Eppure siamo nel 2025 e, dopo l’anteprima mondiale al Festival di Cannes 2025, arriva  nelle sale Mission: Impossible The Final Reckoning, atteso, ottavo capitolo di una saga ormai diventata un modello per i film d’azione, grazie anche Tom Cruise e alla sua preparazione atletica che, nonostante i 62 anni, gli consente ancora di non avere controfigure per gli stunt spettacolari richiesti anche in questo film. 

Sequel di Mission: Impossible Dead Reckoning (2023), il film è scritto, diretto e co-prodotto da Christopher McQuarrie e, stando alle parole di Cruise, sarà l’ultimo della serie. Dopo il debutto a Cannes dello scorso 14 maggio e l’anteprima del 19, arriverà nei cinema italiani il 22 maggio per Paramount Pictures.

La trama

L’intreccio di Mission: Impossible The Final Reckoning è complesso, ma prende le mosse dal suo predecessore: in breve, l’agente Hunt dovrà vedersela con una super intelligenza artificiale, l’Entità, che, approfittando del clima di diffidenza tra le potenze mondiali, cercherà di spingerle verso una guerra nucleare. La soluzione è nella chiave recuperata in Dead Reckoning, ma Hunt si trova di fronte a un bivio: consegnarla al Presidente degli Stati Uniti, Erika Sloane (Angela Bassett), nell’illusione che qualcuno possa controllarla o trovare il modo di distruggere l’Entità? Mentre Gabriel (Esai Morales) si mette sulle sue tracce per sottrargli la chiave, Hunt mette insieme una squadra composta dai suoi fidati collaboratori: Luther Stickell (Ving Rhames), Benji Dunn (Simon Pegg), Grace (Hayley Atwell) per far evadere Paris (Pom Klementieff), ex socia del suo antagonista, nel tentativo di localizzarlo.

Tom Cruise e Ethan Hunt: un’identificazione totale

Agli spettatori riuscirà molto difficile credere che certe sequenze siano state realmente girate senza l’ausilio di CGI, ma basterà fare una ricerca sul canale ufficiale di Paramount Pictures per capire che Tom Cruise è stato davvero agganciato all’ala di un biplano per oltre 20 minuti, mettendo a rischio la propria vita, nonostante le numerose precauzioni adottate sul set. E quella del biplano è solo una delle sequenze spettacolari che rendono questo film credibile e “ad alta tensione”, al punto di convincere chi guarda che attore e personaggio siano la stessa persona. Qualcuno ha letto (e continua a leggere) in queste scelte imprudenti dell’attore americano, l’intento di celebrare il proprio potenziale illimitato come predicato da Scientology (di cui è membro da anni). Non sarà, invece, la voglia di consegnare ai suoi ammiratori un’esperienza immersiva, attraverso film in cui conta ancora “l’artigianato”, a dispetto dei tanto utilizzati green screen? Una cosa è certa: i brevetti e le acrobazie di Cruise sono la forza di questo film e della sua carriera che, stranamente, non è ancora stata premiata con un Oscar.

Christopher McQuarrie: una regia spettacolare

Sarà che di “missioni impossibili” ne ha dirette già altre tre (Rogue Nation, Fallout e Dead Reckoning), ma Christopher McQuarrie, ad oggi, si dimostra il cineasta più rodato nello sceneggiare e accompagnare le rischiose operazioni dell’agente Hunt: si soffre e si spera insieme al protagonista grazie al talento di Tom Cruise, ma ci si ritrova a soffocare e vorticare con lui grazie a una regia acrobatica, in grado di portare gli spettatori in alta quota, così come nel profondo degli abissi. 

Partenza in sordina, ma missione degna del miglior cinema d’azione

Trattandosi di un epilogo, non si può sfuggire ai collegamenti con gli altri capitoli della serie: nella prima parte del film, vengono citate molte delle missioni impossibili dell’agente Hunt fino ad arrivare all’ultima, la più difficile, che lo vede affrontare la super intelligenza in grado di porre fine alla razza umana. Raccapezzarsi sarà più agevole per chi ha seguito tutti i film, ma resta un procedimento complesso per chiunque. Superato il disorientamento iniziale, e riprendendo le fila degli eventi iniziati con Dead Reckoning, il film evolve in maniera inaspettata e straordinaria. Il cuore di Mission: Impossible The Final Reckoning è il recupero di un dispositivo che si trova su un sottomarino russo, il Sevastopol, affondato nel Mare di Bering nel 2012. L’intera sequenza è uno spettacolo di narrazione silenziosa e tesissima, costruita su suoni e immagini: per l’agente Hunt, il sottomarino si trasforma presto in un labirinto che renderà la sua fuga al cardiopalma. 

Sarà davvero l’ultima missione di Ethan Hunt?

Bisogna fidarsi delle dichiarazioni di Tom Cruise, quando dice che questa è la sua ultima Mission: Impossibile, ma il finale (che non spoileriamo) lascia le porte aperte: il sodalizio tra l’attore e McQuarrie dura da oltre una decade, cementato da rispetto reciproco e un profondo amore per il cinema. Chi ama gli action movie non può che sperare, un giorno, di rivederli di nuovo insieme.

Lucia Gerbino

Giornalista specializzata in Musica, Cinema e Serie TV

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